anonymous_logoGli hacker di Anonymous hanno lanciato una campagna di crowdfunding per combattere l’Isis. Dopo aver diffuso una lista di 9200 account Twitter di persone considerate vicine ai terroristi jihadisti, gli attivisti di Anonymous hanno deciso di impegnarsi in prima fila nella guerra digitale all’Isis.

Arturo Di Corinto su Repubblica spiega che non tutti gli hacker sono d’accordo sulla campagna crowdfunding, ma che intanto è stata lanciata:

“Dopo questi risultati, alcuni hacker dell’operazione anti­Isis che adesso fanno gruppo a sè hanno lanciato una campagna di crowdfunding per combattere il terrorismo online. Questa escalation prosegue le operazioni avviate da Anonymous da settembre 2014 e che hanno avuto il loro culmine il 7 febbraio quando con la seconda fase dell’Operazione Is, denominata #OpIceIsis, gli Anons hanno violato migliaia di account Twitter, Facebook ed email di presunti appartenenti alla galassia islamista che tifa per il Califfato. Proseguita con la denuncia degli hacker dell’Is fino alla loro identificazione, la campagna di Anonymous ha segnato parecchi punti come la chiusura di circa un centinaio di siti di propaganda jihadista, riducendone la portata. Eppure, da quando agli attacchi contro l’Is online si sono aggiunti gli hacker di GhostSec ­ – “Noi siamo i fantasmi che avete creato” è il loro motto­ – ogni giorno succede qualcosa di nuovo sul fronte della cyberwar tra Anonynmous e Is, compresa l’individuazione degli indirizzi di un noto reclutatore per l’Is, Faisal M. del sito Invite to Islam. Ma perché tanto impegno su questo fronte? Uno degli Anonymous coinvolti nell’Operazione Is, Ghost Security, ce lo ha spiegato in chat dicendo che “i social network hanno cambiato le regole del gioco. Per loro sono terreno di reclutamento.”

L’hacker e inventore della campagna di crowdfunding ha spiegato, come riporta Repubblica, che la lotta all’Isis è appena iniziata:

“Sono americano ed è per un enorme insulto vedere terroristi stranieri usare un sito fatto in America per incitare alla violenza contro gli americani. Io però sono un cittadino del mondo. Su Internet non esiste razza, credo o religione. Esistono la solidarietà e la libertà. Internet ha permesso il libero accesso all’informazione e e ha portato progresso e cambiamento, perciò qualsiasi cosa lo rallenti e lo impedisca merita la nostra attenzione”.

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